domenica 20 gennaio 2008

L’incomunicabilità della comunicazione........

Una comunicazione emotiva che abbandoni l’angoscia di voler comunicare a tutti i costi è una buona notizia anche perché la difformità del messaggio semantico è una possibilità sempre in agguato tra mondi vitali in relazione. Solo quando l’insight emotivo, legandosi alla parola, si manifesta alla percezione intuitiva della coscienza illuminandola della comprensione profonda di un evento accade il cambiamento indotto dall'incontro realizzato. L’esperienza resta nell’orizzonte delle attese. La madre che prepara l’avvento, la fioritura del pesco, è la “Pratica Meditativa”, attraverso misteriosi percorsi di ricognizione e di riorganizzazione sistemica cerebrale. La parola, invece, rivela i suoi limiti proprio quando eccede nella verbalizzazione, quando vuol far tutto da sola proprio in ciò che da sola non può infondere senza il contributo dell'energia.
Ma la vibrazione energetica non ama la loquacità delle argomentazioni, gradisce, invece, momenti, luoghi inusitati, parole sussurrate, metafore e metonimie colorite, per sciogliere un intreccio edipico, un rapporto di possesso, attraverso il risuonare del verbo nel cuore dell’altro, corde tese sulla stessa frequenza di senso. L’ottimizzazione sistemica è completata, poi, dalla fiera postura in “zazen”, nel respiro che realizza la consapevole riflessività della mente. Lentamente, la Pratica quotidiana trasforma la relazione con l’ambiente, avvertito come realtà fenomenica e non come verità oggettiva esterno all’osservatore, ripulendolo dalla menzogna proiettiva della paura. Il dolore dell’anima diventa il vero protagonista della ricerca del “” nella prospettiva salvifica dell’ordine cosmico. Col tempo si strutturano modificazioni profonde, autopoietiche, costituendo legami sinaptici fondamentali per le future riflessioni sistemiche. I contorni solidi dell’individualità si dissolvono e le sensazioni della limitatezza non ci opprime più. La scultura è a levare, a perdere informazioni, a liberarsi dalle antinomie culturali di decenni per far risplendere l’armonia dell’opera d’arte già insita nella natura stessa dell’uomo. Il “salto mortale di prospettiva” rimane un “evento”, un processo non pianificabile , né riproducibile, ma affidato al mistero della trasformazione a spirale. Nulla è dato sapere. Nulla è dato anticipare, quando, come, in che modo e con quali mezzi un nodo gordiano si scioglierà nel profondo. Solo il conforto della Pratica e il suo lavoro di purificazione, delicato e potente, ci rinfranca l’attesa.

Pasquale Del Giudice

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