Vivere sotto il vulcano, lo “sterminator Vesevo” di leopardiana memoria (Leopardi scrisse qui la Ginestra) non è facile. Non solo per i motivi consegnati quotidianamente alle cronache e che sono, come dire, la tradizione karmica poco onorevole dei Napoletani, ma perché il clima e la tradizione partenopea pongono dei limiti di comprensione a chi non conosce la cultura napoletana. Pasolini osò dire che è qui residuata l’ultima tribù nomade d’Occidente che fa resistenza attiva contro la modernità. Dunque l’arcaico in questi luoghi scaramantici è di casa, anzi è la casa dell’arcaico che spinge contro la soglia di una modernizzazione maldigerita. Il Vulcano è per i napoletani ciò che il Fujiama rappresenta per i Giapponesi. E la civiltà dell’aperto, dell’aria, dell’acqua, della terra e del fuoco, fa il clima e l’aria che si respira di questa città. Noi viviamo sopra una caldera sismica: una delle più pericolose al mondo. Non a caso il Vesuvio è un supervulcano che nei tempi storici ha prodotto il Golfo di Napoli, ha sterminato intere città e promosso, per un’estensione senza pari, da Nola ai Campi Flegrei, un’altra traccia vivente di una linea di fuoco che termina con l’Etna e con i Vulcani siciliani. Dunque impiantare la Tradizione Zen a Napoli, la tradizione del “Buddha Dharma” secondo l’insegnamento del Maestro Dogen, può essere rischioso, ma – secondo la mia opinione - è l’unica tradizione filosofica e religiosa che può salvare la Città. L’abisso per noi è l’equivalente della “Vacuità” , del “Sunyata”, del “Ku”. Si tratta, pertanto, di confrontarsi con la stratigrafia etnica e religiosa di una città esplosiva. Non è facile per nessuno, non è stato facile per Eduardo, per Viviani, per Totò, per Salvatore di Giacomo, per Leopardi, per Virgilio. L’ostilità e l’ospitalità sono i demoni protettori di questa terra. La maschera di Pulcinella non è quella del guitto ma quella del Cristo stesso. Le processioni sacre, San Gennaro, la città sotterranea, non sono altro che la manifestazione di questo Grande Dragone, l’Abisso infero di sotto il Vulcano, il lapillo, l’oceano omerico e la sirena Partenope. Lo zen a Napoli si innesta in questa grande e antica Tradizione. L’Associazione “BuddhaKaya” (il corpo della Beatitudine) è l’Associazione Zen che segue l’Insegnamento del maestro Dogen Zenji e della Soto Shu internazionale. Segue, inoltre, l’insegnamento del maestro F.Taiten Guareschi, abate del Monastero Zen di Fudenji, in Salsomaggiore Terme, disciplinatamente fedele al “Buddha Dharma Mahayana”, tradizione del Grande Veicolo. Fanno parte dell’Associazione, come nucleo coordinatore: Vincenzo Gengaku Crosio, Pasquale Del Giudice, Francesca Mirabella, Chiara Schiano, Anna Buono, Gabriele Miccio, Franca Rusciano. Siamo uomini e donne di buona volontà con grandi limiti ma con una grande speranza nel cuore. Le nostre pratiche le troverete in altra pagina.Vincenzo Gengaku Crosio
1 commento:
Caro Genzagu, il tuo scritto è bellissimo... assunta
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