Tutto nasce per una causa .... accenni, divagazioni, idee che si manifestano improvvise alla coscienza dopo una cena frugale tra meditanti. Il luogo è Monte di Procida a casa di Patrizia, panorama mozzafiato con vista sul mare, si festeggia, con due giorni di anticipo sul calendario astronomico, l’arrivo del nuovo anno. Tra un grappino alla ruta e un dolcetto fatto in casa, comodamente seduti in salotto dopo aver sorseggiato uno spumante e ascoltato del buon Jazz, si materializza al nostro cospetto, improvvisa, la metafora della lotta di classe. I suoi abiti non sono succinti, non odorano di terra, né sono lordati dal grasso colante della catena di montaggio, ma hanno, invece, lo stile accademico della speculazione filosofica ….ex cathedra …come se volessero rievocare i fasti culturali della dispersa tesi di Laurea di Pat..: “ Il diritto di un popolo alla rivoluzione “ ……….o auspicare, di riflesso, la pubblicazione sul blog del Romanzo d’Appendice - Dove siete fratelli guerrieri ? - da un’idea di Vincenzo Gengaku . Le due ispirazioni per il 2008 non cadono nel vuoto. Se l’Università di Urbino conserva, intatta, copia dell’agognata tesi, già la premessa postuma, introducendo la storia del genere letterario Ottocentesco, apre le porte allo statuto rivendicativo del romanzo di Crosio. Il lettore alla luce delle sue personali considerazioni, con l’ausilio del “commento” on line, potrà scambiare, già con la pubblicazione del Primo numero, opinioni e quant’altro direttamente con l’autore stesso. Come nella migliore tradizione del Romanzo d’Appendice. Pasquale Del Giudice
Introduzione alla lettura del Romanzo d’Appendice
Cenni storici da “Google”
Lettura consigliata a coloro che hanno la volontà e la curiosità di saperne di più.
Al suo primo apparire il romanzo d'appendice - pensato come espediente per ampliare il mercato informativo - deve l'immediato successo 'popolare' alle circostanze della pubblicazione (a puntate su fogli quotidiani che si prestano ad una lettura collettiva giorno dopo giorno) e, quindi, alla sua capacità di stabilire un orizzonte di attesa nel pubblico tale da condizionare in seguito l'autore, sia dal punto di vista del contenuto che della tecnica narrativa. Dovendo mantenere desta nel tempo l'aspettativa dei lettori, ogni puntata si doveva concludere, bene o male, dal punto di vista della coerenza narrativa, sull'orlo di un'attesa che sarebbe stata soddisfatta nella puntata successiva. Ma per comprendere meglio lo statuto del romanzo popolare, occorre ritornare alle vicende dell'archetipo del genere, Les mystères de Paris, e del suo autore. La prima puntata del romanzo apparve il 19 giugno 1842 in appendice al conservatore "Journal des Débats" proseguì fino al 15 ottobre dell'anno successivo, per un totale di 147 "appendici" (compensate in ragione di 180 franchi l'una). Durante la pubblicazione nonostante il "Journal “ fosse accusato in Parlamento di "far passeggiare da un anno i suoi lettori per le fogne parigine", Sue ricevette la Croce della Legione d'onore dal Ministro della Pubblica Istruzione. Eppure lo scrittore aveva iniziato controvoglia il proprio lavoro sulle "classi pericolose" della capitale. Si ricordi l'inizio del romanzo:" Tutti conoscono le mirabili pagine in cui Cooper ha descritto i feroci costumi dei selvaggi, …noi ora tenteremo di mettere il lettore di fronte ad alcuni episodi della vita di altri barbari. I barbari cui alludiamo sono fra noi: possiamo sfiorarli avventurandoci negli antri in cui vivono, ove s'incontrano per tramare l'omicidio e il furto e per poi spartirsi le spoglie delle loro vittime". L’autore era piuttosto esitante sul possibile esito dell'impresa. La risposta sarà prepotentemente affermativa. Come scrive lo storico e demografo Louis Chevalier: "Nonostante l'intenzione di Sue di scrivere un libro sulle classi pericolose, questo sarà il libro delle classi lavoratrici sin dall'inizio, e lo diventerà sempre più nettamente in seguito non tanto perché Sue cambi idea, quanto per una volontà collettiva che di puntata in puntata esige questo mutamento in maniera sempre più coercitiva". Dopo il colpo di stato di Napoleone lo scrittore si ritira in sdegnato esilio in Savoia, ad Annecy. Ma ormai I misteri di Parigi hanno inaugurato anche in Europa, con il "romanzo popolare", un capitolo nuovo nella storia della cultura letteraria e dell'editoria del secondo Ottocento. E se per Olivier e Martin ” il romanzo popolare diventa portavoce delle speranze, delle indignazioni, delle difese spesso discrete degli strati popolari, nel mettere in luce le rivendicazioni del popolo , concorrendo al compimento, verso il 1890, dei primi sforzi verso una giustizia sociale " di diverso avviso Marx e Engels e l'ipotesi formulata da Antonio Gramsci nei “Quaderni dal carcere” a proposito degli "eroi" della letteratura popolare che: "….quando sono entrati nella sfera della vita intellettuale popolare, si staccano dalla loro origine letteraria e acquistano una concretezza fiabesca particolare. “ Questa ipotesi spiega la sopravvivenza degli "eroi" anche quando le condizioni storiche siano mutate e la valenza ideologica dei romanzi in questione sia esaurita e continuano a funzionare egregiamente negli anni, per un pubblico passivo, alieno dalla riflessione critica quanto disposto alla proiezione fantastica. Fantasia ad occhi aperti che spesso assume l’idea di vendetta e punizione dei colpevoli per il male sopportato. Parole che trovano un'ulteriore conferma, all'inizio del nostro secolo, in una pagina del romanzo sociale La folla (1901) di Paolo Valera, dove si illustra la psicologia del lettore proletario: "Nelle domeniche e nelle giornatacce, Giuliano si dimenticava sulla seggiola vicino alla finestra o al focolare, a leggere il libro che gli avevano prestato o che aveva trovato sulle carriuole sotto i tendoni dei librivendoli di Sant'Ambrogio (...). Spesso si trovava in fondo al volume con le orecchie rosse e le guance accese, come se fosse giunto trafelato da un lungo viaggio a piedi. Era il soggetto che lo aveva commosso, che lo aveva fatto palpitare, che aveva uncinato e obbligato, a poco a poco, a partecipare alla storia che gli si svolgeva sotto gli occhi come spettatore. Certi personaggi, che subivano gli strazii della vita senza nome, gli facevano salire le lacrime dalle viscere e lo trattenevano lì, col libro in mano, a pensare alle sue riforme (...). Le pene dei tribolati dalla fortuna divenivano le sue pene e lo incitavano a dire parole maiuscole contro i persecutori". Se dalla emotività del lettore ingenuo risaliamo alle reazioni più scaltrite dei letterati e lettori di professione, sempre per quanto riguarda l'archetipo I misteri di Parigi, possiamo subito rilevare che il romanzo in Italia è discusso, accettato o respinto ai margini dell'incandescente contesto della questione sociale, come esempio di romanzo contemporaneo, contrapposto al romanzo storico. Molto significativa, in questo senso, la reazione diffidente di Alessandro Manzoni, tramandataci da Giuseppe Borri : “ La beneficenza, perché porti dei frutti veramente buoni, non può trarre la sua origine che dalla carità, ma non potrà mai trarla dalla filantropia, senza produrre con un bene piccolo ed istantaneo dei frutti amari per la felicità sociale".
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